venerdì 24 febbraio 2012

Accordo Ue-Marocco: un'altra occasione mancata


La conferma è arrivata il 16 febbraio: lo spirito di solidarietà non è certamente sport europeo. O perlomeno, non lo è ancora. In seguito alla portata devastante della crisi economica internazionale, la debolezza delle istituzioni europee è stata spesso denunciata; la debolezza di istituzioni ove i cittadini siano autenticamente rappresentati ed esercitino il diritto alla democrazia.
Si è parlato in soldoni di «un deficit democratico» dell’Unione europea. Sgombriamo allora subito il campo dal dubbio: stiamo parlando del Parlamento europeo. E di politica agricola, competenza squisitamente comunitaria.
Una volta di più, dopo le tribolazioni greche e il dilemma dell’austerità senza crescita, il 16 febbraio il Parlamento europeo ha approvato un accordo tra l’UE e il Marocco su «misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli e i prodotti della pesca». Quali sono i punti che in concreto muteranno i rapporti economici?
Due sono gli elementi di maggiore interesse: in primo luogo una «liberalizzazione immediata del 55% dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca dell’UE»; una volta completata tale fase, il Marocco dovrà in dieci anni liberalizzare il «70% dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca del Marocco (contro l’attuale 1%)».
I giorni precedenti alla ratifica dell’accordo hanno ravvivato il dibattito in occasione della plenaria, mostrando una forte opposizione tra regioni europee. More solito, la questione si è risolta mettendo al centro l’interesse nazionale, e dunque particolare, di ogni stato membro. Due schieramenti, quindi.
Da una parte quindi i paesi del Nord e della Mitteleuropa, favorevoli a un accordo di liberalizzazione che consentirebbe un abbassamento dei costi di tali prodotti. E per dare un valore ideologico al contenuto dell’accordo, si affermava che compito dell’Europa era favorire lo sviluppo di strutture democratiche nei paesi del Maghreb, in seguito all’impulso della Primavera Araba.
Dall’altra l’Europa del Sud, quell’Europa mediterranea che opera massivamente in tali settori e che rischia di accusare le conseguenze economiche di una tale apertura del mercato. Quella stessa Europa del Sud che oggi è con l’acqua alla gola a causa del suo debito sovrano e della stagnazione della sua economia.
Subito dopo la ratifica dell’accordo, le critiche in Italia e in Sicilia non si sono fatte attendere. Di «scenario devastante» ha parlato la Coldiretti Sicilia per voce del presidente Alessandro Chiarelli, affermando che «l’accordo giunge in un contesto già particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale per il settore agricolo siciliano» e che si rischiano dunque «ripercussioni drammatiche sull’occupazione nelle zone rurali e le aree interne della Regione».
Tale preoccupazione è stata condivisa dal CIA, la Confederazione italiana agricoltori: «Il Marocco è il principale esportatore di ortofrutta fresca verso l’Unione europea. La struttura produttiva – continua – è caratterizzata da una filiera ortofrutticola che punta decisamente all’esportazione. Ha una forte specializzazione nell’export di agrumi e pomodoro».
Trattasi, cioè, di prodotti in cui l’industria agricola dell’Europa del Sud è altamente specializzata. Per tale motivo, conclude la CIA, «l’accordo risulta molto più favorevole al Marocco».
Il parlamentare europeo Rosario Crocetta, anch’egli contrario al provvedimento, ha tuttavia espresso uguale preoccupazione per l’economia marocchina. L’arrivo di concorrenti sul mercato marocchino potrebbe determinare infatti, secondo l’eurodeputato, «un aumento dei costi dei prodotti agricoli nel paese», a danno dunque dei consumatori. Per Crocetta «è prevalsa un’Europa nordista, falsamente aperta al Mediterraneo».
Uno dei principi che animano la nascita e la costruzione europea è la ricusazione di ogni particolarismo in favore di un’interesse generale e dunque, europeo. Ciò detto, il caso lascia alcuni dubbi: è rivendicazione di un particolarismo la salvaguardia di un settore chiave di economie regionali europee che vivono una stagnazione dell’economia e una crisi dei consumi? E’ possibile liberalizzare un settore senza uniformarne anche le tutele (costo e condizioni di lavoro, diritti dei lavoratori)?
Quel che pare certa è invece l’altra faccia della medaglia. Si considera vagamente l’Unione europea come un deus ex machina che voglia privare i suoi cittadini dell’esercizio democratico. Bene, il voto al Parlamento europeo dà un segnale importante: non è più solo una questione di democrazia.
In gioco c’è l’essenza stessa d’Europa, un sentire europeo comune che unisca due cittadini di Helsinki e La Valletta nella partecipazione di qualcosa che vada oltre un mercato comune. Nell’attesa di chiarirci meglio le idee, abbiamo di che consolarci: siamo passati da La Valletta a Marrakech.
Fonte: Domenico Valenza, «Accordo Ue-Marocco: un'altra occasione mancata», Blogsicilia.it, 24 febbraio 2012.