giovedì 31 gennaio 2013

Monti: «Una long-term vision per l'Europa»


Palais des beaux Arts - Bruxelles

Alla presentazione del libro «Democracy in Europe», scritto in collaborazione con la parlamentare europea Sylvie Goulard, il Professore racconta la propria idea di Europa. E mentre saluta positivamente il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'UE, non mancano i riferimenti all'Italia e alla sua scommessa impossibile: la candidatura a primo ministro.

«L'acquisto di Balotelli una mossa elettorale? No, e poi se c'è una cosa che non manca in Italia sono i SuperMario». «Era davvero Mario Monti?» si domanderanno più tardi alcuni funzionari della Commissione, vecchi collaboratori del commissario europeo di un tempo. 


Perché a dispetto del suo prestigio internazionale, davanti a oltre duemila persone Mario Monti ha confermato quella vocazione tutta inglese all'understatement già nota agli italiani ma sconosciuta ai colleghi d'oltralpe. Una dialettica puntuale e sarcastica, piatto forte del professore, è servita agli ospiti in due differenti lingue, inglese e francese, a conferma di quanto l'ex premier si trovi a suo agio in una platea rigorosamente europea. 
 
L'occasione è la presentazione di Democracy in Europe, libro scritto da Monti in collaborazione con Sylvie Goulard, una riflessione sul ruolo che le democrazie nazionali hanno e avranno ancora sul processo di integrazione europea. L'evento, ospitato dal Palais des Beaux Arts di Bruxelles, è organizzato, tra gli altri, dallo Spinelli Group, che raccoglie i partigiani del federalismo europeo. E l'(euro)entusiasmo dinanzi al foltissimo pubblico è già tutto nell'introduzione di Guy Verhofstadt. «Gli euroscettici – afferma - sostengono che il tema dell'integrazione europea non coinvolge nessuno: questo pubblico è la migliore risposta. La prossima volta – chiosa – ci toccherà invitare David Cameron».

L'UE, la democrazia e il double language
Quando Béatrice Delvaux e Daniel Cohn-Bendit iniziano le loro domande per gli autori, l'attenzione è tutta sull'Europa del domani: quale ruolo? L'ex premier ritiene che, più delle democrazie nazionali, l'Europa può essere la soluzione a numerosi mali: «Vedere più lontano - come da sottotitolo della loro opera – è una necessità» ed è in fondo la ragion d'essere stessa dell'UE, «concepita con una logica di lungo termine ma oggi schiacciata e ripiegatasi nel breve termine». Per il professore, il problema sorge nella lettura stessa dei fenomeni europei e ricorda a questo proposito il «double language» utilizzato dagli uomini di governo degli Stati membri in sede europea e presso la loro opinione pubblica nazionale: l'uso del «noi e loro» è una mancanza di coerenza che impedisce al cittadino europeo di comprendere cosa accade davvero a Bruxelles.
Se per Monti il problema è politico, Cohn-Bendit sottolinea invece la questione istituzionale e la macchina incomprensibile che sembra essere l'UE in relazione alle democrazie occidentali: chi decide davvero? L'impasse è chiarita da Goulard quando ricorda che «non è possibile giudicare l'UE secondo criteri tipici delle democrazie nazionali». Se l'UE è un esperimento insomma, anche i metodi di valutazione devono cercare strade alternative (vedere sperimentali).

Il Referendum nel Regno Unito? Opportunità salutare
Quali che siano i problemi dell'Unione, autori e moderatori ricordano il più scottante in ordine di attualità: il referendum sull'UE nel Regno Unito. Raccontando i retroscena del rifiuto britannico al Fiscal Compact, Monti ricorda il summit continuato sino alle quattro del mattino e un Sarkozy furioso quando il «No» fu definitivo: «Quarant'anni di ipocrisia finalmente svelati» secondo l'ex presidente della repubblica francese. Il Professore prova a leggere in retrospettiva la partecipazione britannica all'UE e sottolinea due grandi occasioni mancate: aver considerato l'Europa solo come un mercato e non come un modello di società; aver respinto l'ingresso nella Zona Euro: «una condanna definitiva alla minoranza nelle sedi istituzionali». Oggi, benché riconosca il contributo della cultura britannica per un modello economico basato sulla competitività, Monti saluta il referendum come una «healthy opportunity», un'opportunità salutare «per riflettere oltremanica non solo sui vantaggi ma anche sui costi dell'integrazione europea».

L'Italia, la scommessa impossibile di SuperMario
Quando il dibattito sull'Europa si spegne, il Mario Monti politico italiano e candidato alle prossime elezioni torna in scena. Le luci soffuse sul palco del Bozar aiutano il racconto del Professore nella sua «scelta contraddittoria di guidare il paese, una scelta vissuta nel piccolo forum della mia coscienza personale». Una salita in politica per proseguire quanto iniziato e «far crescere il PIL del paese di cinque punti», guardando magari alla Flexsecurity sul modello danese per unire «mercato e sociale, mescolando Schumpeter e Beveridge».
Monti non si risparmia alle domande e conferma «di non aver mai detto che certe misure le chiedeva l'Europa, ma che erano per l'interesse dei nostri figli». Argomento che, in buona sostanza, entrambe le ali del parlamento sarebbero pronte a negare vivacemente. Contrario «a ogni perdita asimmetrica di sovranità», riferendosi a quanto accaduto con la Troika in Grecia, Monti auspica nella maturità del popolo italiano in relazione al giudizio finale sul suo operato. 
Parli dell'italian thinking e la Delvaux tira fuori Berlusconi. A colpire non è l'argomento, ma il fatto che il suo nome arrivi solo ora, a oltre un'ora e mezza dall'inizio del dibattito. Monti nega che l'acquisto di Balotelli sia una mossa elettorale, e se Cohn-Bendit ricorda che «Berlusconi non è un simbolo di razionalità politica», per Sylvie Goulard la minaccia del populismo non esiste «solo nei paesi in cui si acquistano dei giocatori di calcio». Giusto. E poi torna in scena lui, ancora lui, «più pragmatico e marginalista di Guy (Verhofstadt) e Daniel (Cohn-Bendit)», autori di un pamphlet appassionato sull'Europa, perché «rifiuto le scommesse difficili». Al professore, che ha rinunciato alla comoda e prestigiosa scommessa del Colle per la corsa impossibile a primo ministro, non resta che perdonare la colpevole distrazione e fare il nostro in bocca al lupo.


I saluti finali dello Spinelli Group


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